L'arte del riciclo
Da quando ho scoperto che Joanna compra i mobili da conoscenti o da perfetti sconosciuti, riciclandoli e riadattandoli, ho capito una cosa semplice: "non sono strana. Sono fatta così"
In realtà, l'arte del riciclo l’ho imparata molto, molto tempo fa.
Mia mamma e mio papà, sono stati i primi a mostrarmi che un mobile non si butta: si recupera, si sistema, si fa rinascere.
Sono cresciuta tra oggetti che cambiavano forma, colore, funzione.
Tra mani che aggiustavano, trasformavano, custodivano.
Poi è arrivata Joanna, e ho riconosciuto in lei lo stesso sguardo:
quello che vede valore dove altri vedono ingombro.
Lei cerca mobili, complementi, finestre, persiane.
Perché tutto può arredare.
Tutto può servire.
E qui apro una parentesi.
Non capisco perché, nel nostro lavoro, molti facciano fatica a parlare delle proprie ispirazioni.
Come se ammettere di avere dei riferimenti fosse una debolezza, o una vergogna.
Io invece credo che sia un atto di sincerità: nessuno crea dal nulla.
"Si crea a partire da"
Io cerco pezzi che hanno già vissuto: vintage, antico, modernariato.
Li trovo su marketplace, siti online, garage pieni di storie, persone che si liberano di ciò che non sanno più guardare.
E ogni volta che porto a casa un pezzo così, non compro un mobile: adotto una memoria.
E non lo faccio solo per casa mia.
Uso questi oggetti anche per arredare le case delle persone che me lo chiedono, perché credo che ogni spazio meriti qualcosa che abbia già respirato altrove.
Forse è per questo che mi sento così vicina a Jo.
Perché anche io credo che la casa sia più bella quando non è perfetta ma è vissuta.
Perché sapete, la casa non è fatta di cose nuove.
È fatta di storie.

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